Nell’Enciclica ‘Fratelli tutti’, Papa Francesco affermava che certamente
per molti la politica oggi è una brutta parola, e non si può ignorare che dietro questo fatto ci siano spesso gli errori, la corruzione, l’inefficienza di alcuni politici. A ciò si aggiungono le strategie che mirano a indebolirla, a sostituirla con l’economia o a dominarla con qualche ideologia.
Il sommo pontefice si chiedeva se però può funzionare “il mondo senza politica? Se può trovare una via efficace verso la fraternità universale e la pace sociale senza una buona politica?”.
Ecco il tema trattato oggi in questo convegno, grazie all’iniziativa dei nostri Giovani di Luca, Filippo, Maria Vittoria, Veronica, Ludovico, più di tanti altri richiama la centralità della politica, la politica con la P maiuscola, la politica come bene della polis.
Papa Francesco e l’IA
Sempre Papa Francesco partecipando al G7 dell’anno scorso proprio parlando di intelligenza artificiale è partito dalla constatazione che la stessa intelligenza artificiale è innanzitutto uno strumento. E viene spontaneo affermare che i benefici o i danni che essa porterà dipenderanno dal suo impiego. Questo è sicuramente vero, poiché così è stato per ogni utensile costruito dall’essere umano sin dalla notte dei tempi. Non è possibile quindi separare la storia dell’uomo e della civilizzazione dalla storia di tali strumenti.
Parlare di tecnologia è parlare di cosa significhi essere umani e quindi di quella nostra unica condizione tra libertà e responsabilità, cioè vuol dire parlare di etica.
Papa Francesco ci ha ricordato che l’uso dei nostri utensili non sempre è univocamente rivolto al bene. Anche se l’essere umano sente dentro di sé una vocazione all’oltre e alla conoscenza vissuta come strumento di bene al servizio dei fratelli e delle sorelle e della casa comune, non sempre questo accade. Anzi, non di rado, proprio grazie alla sua radicale libertà, l’umanità ha pervertito i fini del suo essere trasformandosi in nemica di sé stessa e del pianeta.
Stessa sorte possono avere gli strumenti tecnologici. Francesco poi ha proseguito ricordando come “Quando i nostri antenati affilarono delle pietre di selce per costruire dei coltelli, li usarono sia per tagliare il pellame per i vestiti sia per uccidersi gli uni gli altri. Lo stesso si potrebbe dire di altre tecnologie molto più avanzate, quali l’energia prodotta dalla fusione degli atomi come avviene sul Sole, che potrebbe essere utilizzata certamente per produrre energia pulita e rinnovabile ma anche per ridurre il nostro pianeta in un cumulo di cenere.
I valori cristiani e popolari alla guida dell’IA
Queste parole dovrebbero farci riflettere seriamente sull’intelligenza artificiale, sul suo utilizzo, sul limite massimo che vogliamo farle raggiungere. Come partito che aderisce al Partito Popolare e quindi ai valori cristiani e popolari Forza Italia deve sentire forte il dovere di non procedere per fede verso l’ennesima rivoluzione industriale, bensì con il compito di governarla.
L’AI rappresenta l’ultima tappa di un lungo processo di tecnicizzazione della società e porta con sè benefici ma anche molte sfide.
Mentre la rivoluzione della rete fu guidata fortemente dalla politica, l’Intelligenza Artificiale invece è una partita, una rivoluzione, che per la prima volta è appaltata quasi esclusivamente a player privati che sappiamo perfettamente possono spingersi per guadagno oltre determinati limiti etici, valoriale. Il loro orizzonte temporale è di breve durata a differenza di quello della politica che se parliamo di buona politica guarda ai risultati di medio lungo termine, dovendo confrontarsi su che mondo lascia alle future generazioni e non a quanti dividendi stacca per i propri azionisti.
Si pensi alla vicenda manageriale di Sam Altman, l’Oppenheimer dell’IA che da sostenitore delle fonti libere, gratuite, open, si è convertito in pochi anni al turbocapitalismo e agli investimenti miliardari. I partiti hanno quindi il dovere riappropriarsi dello sviluppo dell’IA, probabilmente investendo molte più risorse di quelle di cui si parla oggi per il riarmo.
Alcune domande sull’IA e quindi sul nostro futuro
Mi permetto quindi di lanciare delle domande a questo autorevole parter di relatori: al netto delle grandi potenzialità che questo strumento offre qual è il limite ultimo oltre il quale vogliamo dire stop, non andiamo oltre? Siamo convinti l’IA anche se costruita da una mente umana che ne riproduce al massimo grado i meccanismi, non sia una proiezione nella quale rispecchiarsi per capire meglio noi stessi perché non può generare quell’intelligenza affettiva e quella dimensione psicologica che distingue noi umani?
La risposta a questa prima domanda è fondamentale perchè dovrebbe arginare l’impatto dell’IA sulla famiglia, sulla sanità, sull’informazione, sulla scuola, sul comparto bellico. L’Intelligenza Artificiale pone in serio pericolo l’intelligenza stessa, quella naturale dell’uomo e la sua centralità nel mondo.
L’IA e l’etica
Una secondo spunto che lancio in questa sede è se siamo convinti che l’Intelligenza artificiale è incapace di sviluppare una sua etica ispirata alla conoscenza del bene? Pensiamo alle applicazioni sanitarie: guardiamo al caso di Indie Gregory, 8 mesi, una neonata affetta da una patologia genetica incurabile, una morte indotta per spegnimento dei supporti vitati dallo Stato, dove ha vinto la statistica sulla biologia e sulla speranza. La piccola doveva morire perchè i numeri dicono che del suo male si deve morire. Non c’era spazio per la pietas e invece riprende vigore l’eugenetica, un concetto che sommessamente ricordo molto legato al nazismo.
Noi come polis, come classe politica e dirigente, vogliamo costruire un mondo così o è corretto porre dei limiti alle applicazioni dell’IA alla sanità?
Altro quesito: in ambito universitario e giornalistico vogliamo fissare dei paletti in modo che sia governato dall’uomo? Sono decisioni improcastinabili visto che guardate che la rivoluzione sta già avvenendo: in Giappone alcune emittenti già vedono interi notiziari realizzati con l’IA e il Gruppo europeo Axel Springer licenzia i giornalisti e li sostituisce con sistemi di IA. Nella scuola è già operativo l’assistente virtuale didattico Khanmigo: basta accedere nel nostro cellulare e lo troverete. Anche sul fronte bellico oggi ci si producono armi letali autonome che sono utilizzate in guerre in corso.
Esiste ancora spazio per la sostenibilità ambientale e sociale?
Ultima domanda, ma non per ordine di importanza: che ne facciamo degli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale? L’intelligenza artificiale comporta costi ambientali significativi, soprattutto legati al consumo di energia e all’uso di risorse naturali durante l’addestramento e l’utilizzo dei modelli.
Secondo uno studio del MIT, il settore IA potrebbe raddoppiare il suo impatto ambientale nei prossimi 5 anni se non viene regolato o ottimizzato. Il FMI stima che l’adozione dell’IA potrebbe comportare un aumento cumulativo delle emissioni globali di gas serra dell’1,2% tra il 2025 e il 2030, equivalente a circa 1,7 gigatonnellate di CO₂. Per darvi un esempio questo valore equivarrebbe alle emissioni annuali di tutto il parco auto circolante negli Stati Uniti e in Europa insieme. Pensate che per compensare queste emissioni servirebbe piantare 77 miliardi di alberi nel mondo. Vi do un ordine di grandezza: significherebbe piantumare una superficie pari a tutta la Turchia, quasi tutta la Spagna o tre volte l’Italia.

I costi della rivoluzione IA nel lavoro
È doveroso considerare l’impatto dell’AI anche sul fronte sociale che secondo una stima di Goldman Sachs costerebbe 300 milioni di posti di lavoro in meno nel mondo entro il 2035 con particolare impatto nei settori amministrativo, legale, finanziario e bancario. E se sicuramente creerà nuovi posti di lavoro eliminerà però posti di lavoro più rapidamente di quanti ne creerà, causando periodi di disoccupazione diffusa e costi di riqualificazione professionale. Se anche solo il 10% di quei 300 milioni non riesce a rientrare nel mercato del lavoro in tempi rapidi, parliamo di 30 milioni di nuovi poveri potenziali.
Se l’impatto fosse più ampio, e il 30–40% scivolasse verso la precarietà: si potrebbero aggiungere 90–120 milioni di persone alle fasce di vulnerabilità economica o povertà relativa. Portando ad aumentare del 14% la soglia della povertà estrema nel mondo.

E In Italia? Confcooperative parla di 6milioni di lavoro persi entro il 2035, 1,3 entro il 2030. Parliamo in soli cinque anni con un costo per le casse erariali di 14,04 miliardi che potrebbe salire a 17 se la disoccupazione superasse il periodo di Naspi. Senza poi contare i costi indiretti: calo dei consumi, mancati contributi previdenziali, impatto sulla sanità e disagio sociale. I nuovi lavori sposteranno l’occupazione in settori relazionali, tecnologici, educativi e ambientali. Una vera e propria rivoluzione nelle politiche attive per il lavoro.

Siamo pronti a sostenere la formazione e riconversione dei lavoratori?
Verranno richieste competenze più aggiornate, ma non necessariamente accademiche. Secondo il Rapporto Censis 2024, l’adozione di IA senza riqualificazione potrà ridurre i salari dei lavoratori poco specializzati fino al 15%. Il divario salariale potrebbe ampliarsi tra Nord e Sud, tra laureati e diplomati, e tra uomini e donne se non si agisce con formazione mirata. Senza contare che formare 1,3 milioni di persone, parlando della versione più pessimistica vuol dire mettere in campo 9,1 miliardi di euro.
Guardano alla crisi del 2008 e al suo impatto in Italia significa che di potrebbero ricollocare tra le 600 e le 900mila persone, le altre costituirebbero una folla di esodati e rischia l’esclusione sociale permanente dal mondo del lavoro che costerebbero allo stato 6,48 miliardi di euro all’anno di supporto per la formazione e il lavoro. Molti di loro non potrebbero maturare il diritto alla pensione contributiva con un ulteriore costo di 5,7miliardi di euro per lo Stato Italiano. Ma soprattutto avremmo una riduzione di Pil dello 0,5%, del gettito Iva di 2miliardi e impatti a catena su commercio e servizi. Insomma si parla di -15 miliardi all’anno in termini di valore complessivo.

Che cosa ne facciamo di chi resterà indietro?
Dove si potranno ricollocare queste persone? Vi chiedo, mi chiedo il gioco varrebbe la candela o forse è necessario porre alcuni freni allo sviluppo dell’AI e soprattutto pianificare una rimodulazione dell’agenda del Governo mondiale europeo e italino in funzione di questi stravolgimenti epocali? La politica dovrebbe iniziare a occuparsi anche dell’impatto economico, sociale ed etico non solo di privacy e diritto di copyright? A voi la risposta perchè il futuro lo costruiamo insieme e la politica, noi partiti, abbiamo il dovere di consegnare insieme al mondo accademico, agli investitori privati, insomma alla classe dirigente di questo Paese un futuro migliore ai nostri figli e non invece un mondo ipotecato dal guadagno bulemico di pochi sulla testa dell’intera comunità mondiale.
Intervento di Marco Fontana, segretario cittadino Forza Italia al convegno dei Giovani di Forza Italia “Next Gen IA”


Nato a Torino nel 1977. Giornalista e dal 1994 militante e dirigente di Forza Italia. Oggi è coordinatore cittadino del partito a Torino e responsabile regionale della Comunicazione del Coordinamento Regionale di Forza Italia in Piemonte